“Soldi, scandali e morte all’ombra del Monte dei Paschi di Siena”

Con una veste giornalistica diversa, torniamo a parlare del caso David Rossi, il capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena, morto la sera del 6 marzo 2013 dopo essere precipitato da una finestra di Rocca Salimbeni, sede storica della banca.

Come ricorderete, prima della morte di Rossi, in quelle settimane si rincorrevano su ogni quotidiano nazionale notizie riguardanti lo scandaloso disastro di una delle banche più antiche al mondo: Mps, uno dei pilastri bancari dell’economia nazionale, era in preda ad un terremoto finanziario senza precedenti.

In quei giorni, nel pieno della bufera mediatica, David Rossi aveva subito delle perquisizioni in ufficio e presso la sua abitazione, ma non era stato indagato a differenza dei vertici che avevano precedentemente amministrato la banca.

Eppure alle 19:45 del 6 marzo, il suo corpo è piombato giù da una finestra della banca precipitando da circa 15 metri di altezza sul selciato del vicolo di Monte Pio, una stradina senza sfondo di proprietà del Monte dei Paschi, perpendicolare alla trafficatissima via dei Rossi in pieno centro storico. L’impatto al suolo, violentissimo, viene ripreso da una telecamera di sicurezza della banca. Ma David non muore immediatamente, si muove, alza le braccia, ruota il viso come per guardare verso l’uscita del vicolo. Come tutti ormai sappiamo, lo fa per 22 interminabili minuti, dopo i quali sopraggiunge la morte a seguito delle gravissime lesioni riportate.

Dopo la morte di David Rossi, viene aperta un’indagine da parte della Magistratura per accertare le cause della morte.

Indagine che viene chiusa a distanza di un anno, quando nel marzo 2014 il giudice per le indagini preliminari, emette un decreto di archiviazione con il seguente verdetto: David Rossi si è ucciso.

Nel 2014 il giornalista Daniele Magrini pubblica sul Corriere Fiorentino un primo speciale dedicato alla morte di David Rossi, poi la trasmissione Report dedica una puntata alla morte del banchiere, sollevando alcuni dubbi sull’ipotesi suicidaria. Poi di nuovo il silenzio.

Passa qualche anno e tra il 2016 ed il 2018 la stampa e le televisioni tornano ad interessarsi nuovamente ed intensamente al caso Rossi, vengono pubblicati libri, fioriscono trasmissioni televisive che mandano in onda decine di puntate sull’argomento, lanciando suggestive storie parallele riferibili a contesti che potrebbero aver portato alla morte di David Rossi. Nel frattempo, a seguito delle richieste della famiglia il caso Rossi viene riaperto, la salma di David viene riesumata e sottoposta ad un nuovo esame autoptico, vengono condotti nuovi accertamenti e prodotte relazioni tecniche dai consulenti della Procura e dai consulenti di parte nominati dagli avvocati. Fino ad arrivare a luglio 2017, quando viene disposta una nuova archiviazione che conferma la tesi del suicidio.

Quello che è certo, è che il clamore mediatico suscitato dalle trasmissioni televisive sul caso, ha riacceso l’interesse degli ambienti giudiziari, soprattutto quelli della Procura di Genova (Procura competente su Siena), aprendo alcuni nuovi filoni di indagine, tuttora in essere.

Ma come è andata veramente questa storia? Omicidio, suicidio, istigazione al suicidio, oppure una accesa discussione finita male tra David Rossi ed uno o più soggetti ignoti?

Sinceramente, non lo sappiamo.

Da una parte ci sono elementi che portano nella direzione del suicidio, dall’altra ci sono elementi che fanno supporre una causa dolosa o comunque la presenza di terzi dietro la morte del manager della comunicazione di MPS.

Siamo dell’idea che se ci sono anche pochi elementi concreti a sostegno di una ipotesi, o che meritano un approfondimento, nessuna pista per quanto improbabile deve essere tralasciata.

Nell’ottica di un approfondimento scientifico del caso, in questo numero di Obiettivo Investigazione abbiamo quindi dedicato al caso Rossi due articoli tecnici: un primo articolo sull’orologio che David Rossi portava al polso il giorno della sua morte, un secondo articolo sull’analisi grafologica dei bigliettini repertati nel cestino di raccolta della carta, presente nell’ufficio di Rossi.

Concludendo questo editoriale, riflettiamo che aldilà degli eventi di stretta natura bancaria e finanziaria, la Siena di quella prima settimana di marzo è stata caratterizzata da eventi cruenti e molto ravvicinati tra di loro.

Il sabato 2 marzo infatti, una prostituta colombiana, Lucelly Molina Camargo, viene uccisa barbaramente in un piccolo appartamento situato in via Vallerozzi, in pieno centro storico. Il suo corpo viene scoperto domenica 3 marzo dal proprietario del monolocale.

Quattro giorni dopo, il capo della comunicazione del Monte dei Paschi, David Rossi, precipita dal suo ufficio e muore.

Anche se il caso dell’omicidio della prostituta è stato risolto in tempi rapidissimi e con risvolti completamente diversi dal caso Rossi – movente dell’omicidio della ragazza è il furto di denaro, con il colpevole, identificato ed arrestato – qualcuno ha ipotizzato un collegamento tra i due eventi, senza però mai spiegarne la natura dell’eventuale legame. Verosimile o pura fantasia?

Per quello che è noto, si tratta di eventi inquietanti, gravi, ma separati, che non hanno niente in comune se non la vicinanza di spazio e tempo nella quale sono avvenuti.

Piuttosto, vi lasciamo con una questione fondamentalmente ancora aperta e che rappresenta un vero e proprio rompicapo: quale sarà la “cavolata” che David Rossi riferisce di aver fatto, talmente grossa da non poter essere sopportata?

Probabilmente la comprensione definitiva del caso Rossi, sta proprio nel capire la natura di questa cavolata.

Paolo Mugnai, Direttore di O.I. Obiettivo Investigazione